La Bellezza

boat

Te ne resti lì in piedi come uno stupido, ad ammirare l’incanto del sole nascosto dietro le spesse nuvole.

Poi i tuoi occhi si spostano sulle vele, tese dal vento, della nave sulla quale un minuto prima saresti voluto salire per farti portare lontano da tutto e tutti.

Lasci che il vento ti accarezzi il viso, come fosse il tocco morbido e caldo di una madre, e delicato come quello di un amante.

Senti che finalmente il tumulto che hai dentro si alleggerisce e riprendi il controllo del respiro, e di quel muscolo chiamato cuore.

E così scopri quale meraviglioso anestetico sia, la bellezza.

Per la fotografia che ha ispirato il testo si ringrazia Fanny Oldfield. Potete trovare altri suoi scatti sulla sua pagina Facebook Fanny Oldfield Photography a questo link

 

 

You remain standing there like a fool, to admire the magic of the sun hidden behind those thick clouds.
Then your eyes move to the sails , stretched by the wind , of the ship on which a minute before you wanted to climb on and to take you away from everything, and everyone.

You let the wind caress you face , like the soft and warm touch of a mother, and as delicate as that of a lover.

You feel that finally the tumult inside you becomes lighter and regain the control of the breath, and of that muscle called heart.

So you discover what a wonderful anesthetic is, the beauty.
For picture that inspired the text I thank Fanny Oldfield. You can find more nice shots on her Facebook page Fanny Oldfield Photography on this link

 

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Un alito di vento

vento

Quel leggero alito di vento, come un bacio soffiato sulla tua fronte bagnata di sudore.

È la vita che ti passa accanto prima di andare oltre, dopo averti atteso a lungo, invano.

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Insalata di ri-zo

prodotti

Ieri per lavoro stavo attraversando la Slovenia. All’ora di pranzo decido di non deliziarmi con le prelibatezze che si trovano nelle aree di sosta, anche perché non conosco l’equivalente sloveno del Camogli. Quindi esco dall’autostrada e raggiungo un vicino centro commerciale. Arrivo all’area gastronomia e vedo una vaschetta con un simpatico cartello sul quale faceva bella mostra di sé la scritta “Insalata di rizo”.
Nonostante l’errore di battitura (in fondo sono sloveni, almeno ci hanno provato), l’aspetto è invitante e quindi mi rivolgo alla commessa e dico: «mi dà un po’ di quella?» indicando il contenitore. Poi, pensando di essere gentile aggiungo «sa, io sono italiano, e spero di farle un favore dicendole che si dovrebbe scrivere “insalata di ri-so.” Mi guarda con un meraviglioso sorriso alla Buster Keaton e mi dice «noi qui in Slovenia lo scriviamo così.» (qui Spock, a voi astronave).
La spiegazione non mi basterebbe, ma la fame è tanta quindi lascio che mi riempia la vaschetta e mi lasci andare via. Ma alla prima cucchiaiata che solleva, una nuvola di vapore si stacca dalla massa di riso e si disperde nell’aria. Atterrito chiedo: «ma quell’insalata di ri-so è calda?»
Lei si blocca e solleva il cucchiaio e per un istante temo me lo voglia tirare. «Certo, l’insalata di ri-zo l’abbiamo preparata da poco ed è ancora calda, non si preoccupi.»
Sarà che questa cosa è proprio strana, sarà che ha un viso che attira gli schiaffi, ma stavolta non riesco a trattenermi: «ma l’insalata di ri-so è un piatto freddo! Le preparazioni a base di riso, servite calde, si chiamano risotti!» Le dico.
Senza indugio muove velocemente la fessura che sta tra quelle due protuberanza raggrinzite che sono al posto delle labbra: «qui in Slovenia la facciamo così.» (Qui Spock ad Astronave: passo e chiudo.)
A questo punto è guerra: «allora, cortesemente, visto che quell’insalata di ri-zo – che somiglia tanto a un risotto – è calda, la dovrebbe servire in un contenitore di alluminio, non in quella vaschetta di plastica che nasce per il frigorifero, e quindi potrebbe rilasciare pericolose sostanze nocive e…»
«Qui in Slovenia l’insalata di ri-zo, che qualcuno da fuori potrebbe erroneamente scambiare per un risotto, la serviamo così.»

Alla fine mi arrendo, non mi sembra il caso di contattare la nostra ambasciata per questa diatriba. Non questa volta almeno. Prendo la vaschetta ed esco.

Devo dire che non era nemmeno male. Forse il riso andava cotto una decina di minuti in meno, il sale andava aggiunto nell’acqua e non semplicemente passato il barattolo vicino al tegame, e il mais poteva avere un retrogusto di acciuga un po’ meno intenso, ma per il resto non era male.

Desideravo condividere questa mia esperienza per lanciare un messaggio: NON VISITATE LA SLOVENIA, o se proprio ci dovete andare state lontani dall’insalata di ri-so, perché quella, se non si è capito, la fanno come cazzo gli pare.

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I suoni del silenzio

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Il silenzio, questo è ciò che mi circonda questa stasera. Così avvolgente che sembra di poterci sprofondare dentro.

Un silenzio che trova nel buio il suo migliore alleato, e insieme fanno sparire gli oggetti, annullano le distanze. Il posto in cui ti trovi può essere qualunque: il paradiso o l’inferno. Dipende da come stai tu, da come riesci a sentirti da solo in quel momento. Ed ecco che le pareti che intuisci essere lì in fondo al buio possono divenire un riparo, oppure una prigione.

Immerso in quello spazio irreale non ci sei soltato tu. Ti fanno compagnia i ricordi, i rimorsi, i rimpianti e qualche gioia. Alleati o nemici che a volte si confondono.

Il silenzio e il buio sono subdoli giudici che ti assolvono o condannano senza averti interrogato, perché quell’ingrato compito lo lasciano a te stesso.

E la notte che ha scalzato il giorno terminerà con la loro sentenza, e senza che abbiano dovuto sporcarsi le mani ancora una volta, ancora una notte, giustizia sarà stata fatta.

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La danza delle dita

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Sfiorare la pelle con le dita è arte. È magia.

Da quel semplice contatto puoi percepire il gelo dell’indifferenza o il calore dell’amore.

Oppure il fuoco del desiderio, se la mano danza al suono delle parole “ti voglio.”

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Nascosto tra le pieghe del mio viso

adulto_bambinoDa bambino ti guardi allo specchio cercando di immaginare come sarai da grande. Da adulto lo fai per accertarti che quel bambino sia ancora lì, semplicemente nascosto tra le pieghe di un viso che somiglia al tuo.

When you are a child, you look in the mirror to try to figure out how you will be as an adult. When you are adult, you look at it to make sure that child is still there, just hidden in the folds of a face that looks like yours.

 

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Resa incondizionata

Mani-in-alto

Vorrei vedere i politici alzare le mani, e avere la conferma che si è arrivati alla resa dei tonti.

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