Quindici giorni – Fifteen days

31 maggio, ore 17.00

Questo è il giorno, questa è l’ora. Sette anni fa.

Eravamo arrivati alla fine di quindici orribili giorni nei quali ti eri consumata rapidamente, come morbida cera circondata da fiamme.

Su quel letto d’ospedale la maschera dell’ossigeno copriva le rughe del tuo viso. Non troppo vecchio, ma così segnato e provato dalla sofferenza, non soltanto fisica. Intravedevo soltanto i tuoi occhi. Velati ma pur sempre aperti, che cercavano i miei.

Ti stavi spegnendo in modo drammatico lasciando a me, tuo figlio, l’atroce dolore di desiderare che quel supplizio cessasse al più presto.

Non riuscivo a trovare alcun conforto, alcuna ragione che giustificasse quel patimento.

Carezzavo la tua mano e tu la mia, quasi fossi stata tu a volermi confortare continuando imperterrita ad assolvere il tuo ruolo di madre, fino alla fine.

Ma te ne stavi andando; lo sapevi, tutti lo sapevamo. E potevamo accettare che si compisse il tuo destino, ma non che ciò avvenisse attraverso quello strazio, quella sofferenza inutilmente prolungata.

Avrei voluto pregare o bestemmiare, ma nulla di tutto ciò mi avrebbe portato sollievo. Non trovavo alcuna ragione che Dio o chiunque altro mi avrebbe potuto dare per giustificare quel calvario.

L’ho trovata soltanto mesi dopo. Forse anni. Ho capito che in quei quindici maledetti giorni di strazio io ho avuto la possibilità di esserti vicino come non lo ero mai stato prima, di dirti ciò che non avrei mai pensato potesse più uscire dalla mia bocca. Di mostrarti il mio amore, del quale tu non hai mai dubitato, ma che io stupidamente tenevo nascosto dietro alla maschera di quell’uomo forte che non sono, e da tanto tempo non avevo più mostrato.

In quei quindici giorni mi hai dato la possibilità di non vivere gli anni a venire soffocato dal rimorso e dal rimpianto.

E di questo, ma non solo, ti sarà eternamente grato.

.

31st May, 5.00 p.m.

This is the day, this is the time. Seven years ago.

We arrived at the end of fifteen horrible days, in which you were consumed rapidly, such a soft wax surrounded by flames.

On that hospital bed the oxygen mask covered the wrinkles on your face.

Not too old, but so scarred and affected by suffering, not only physical. I found only your eyes. Turned Off, but still open, which sought mine.

You were going to your end in a dramatic way, leaving me, your son, with the horrific pain coming from the desire to see that torture stopping as soon as possible. Knowing well what it meant. I couldn’t find no comfort, no reason to justify that torture. I was caressing your hand, and you mine, as it was you trying to give me a relief, undeterred by continuing to fulfill your role as a mother. But you were going, you knew it, we all knew.

We would accept that it turns your destiny, but not that this would happen through the torment, that suffering unnecessarily prolonged.

I wanted to pray or blaspheme, but nothing would have brought relief. There was no reason that God or anyone else could give me to justify that Calvary.

I have found it only months after. Perhaps years. I understood that in those fifteen cursed days of torture I had the opportunity of staying close to you as I was not ever had been before, to tell you what I never thought it could get out of my mouth.

To show you my love, of which you never doubted, but that I foolishly wanted to hidden behind the mask of that strong man which I’m not, and I didn’t have shown since long time before.

In those fifteen days you gave me the possibility to not live the following years being  suffocated by remorse and regret.

And for this, but not only this, I will be eternally grateful.

About Davide Piazzi

Scrivo, leggo, penso. A volte ragiono
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One Response to Quindici giorni – Fifteen days

  1. Rita Vacchi says:

    ❤❤

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