Memorie in Bianco e nero – Black and white memories

Ho ritrovato una vecchia foto in bianco e nero di quando ero bambino.

Avevo due, forse tre anni, e stavo seduto su un prato con indosso un paio di pantaloncini scuri, e un cappello bianco dalla forma troppo seria, che proprio per questo rende ancora più buffa e tenera l’immagine.

L’indice della mano proteso verso un punto non ben definito, alle spalle di chi sta scattando la fotografia.

Tra i toni di grigio dell’immagine si scorgono macchie più chiare sull’erba. Margherite.

È una foto scattata in primavera.

Non ho memoria di quel momento. Non ricordo dove fossi o chi ci fosse attorno. È passato troppo tempo.

E poi a quell’età non ti interessa memorizzare nulla, non vivi né di ricordi né di ambizioni. Nessun pentimento, nessuna illusione. Vivi per quel singolo istante in cui sei di volta in volta immerso. Vivi di bisogni primari, senza ancora conoscere quegli inutili accessori che in seguito ti saranno spacciati per “necessari”. Senza conoscere ancora i dolori, le gioie, il disagio di crescere prima che si trasformi in gioia e poi, qualche volta, in disagio ancora.

Mi piace proprio per questo, perché mi parla di ciò che la vita ha di meglio da offrire: la vita stessa.

I found an old black and white picture of myself as a child. I was two, maybe three years old, sitting on a lawn wearing a pair of dark shorts, and a funny white hat with a too serious shape, that precisely for that reason turns the picture in something funny.

The index finger of the hand outstretched toward a not well defined point, behind who is taking the picture.

Between the gray tones in the image you can see clearest stain on the grass. Daisies.

It is a picture taken in the spring.

I have no memory of that moment. Don’t remember where I was or who was around. It’s been too long ago.

And at that age you are not interested in storing anything in your memory, do not live for memories or ambitions. No repentance, no illusion. You live for that single moment in which you are time by time immersed. You live for primary needs, without knowing yet the unnecessary accessories that later you will pass off as ‘necessary’.

Without knowing even the pain, the joys, the discomfort to grow before it becomes joy and then, sometimes, uncomfortable again.

For this, I really like that picture, because it speaks to me of what better life has to offer you: life itself.

About Davide Piazzi

Scrivo, leggo, penso. A volte ragiono
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